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Il tè preferito dai cinesi è
quello verde e la storia della sua origine si perde
ormai nei secoli. E' proprio dalla Cina che arriva il
numero maggiore di notizie legate alle diverse dinastie
che si sono succedute nel tempo. A partire dalla
dinastia T'ang (618-907 d.C.), la
coltivazione e la preparazione del tè cominciarono ad
essere considerate un'arte. La bevanda veniva apprezzata
per le sue proprietà medicinali, motivo che ne favorì
l'introduzione nei diversi ceti sociali: entrò anche
nelle abitudini alimentari dei Tartari, dei Turchi e dei Tibetani. L'arte vera e propria della coltivazione e
della preparazione del tè iniziò con Lu Yu che
è chiamato "Dio del tè": egli compì studi molto
appropriati al riguardo, fino alla compilazione del
trattato "Chajing". Si tratta della prima importante
opera interamente dedicata al tè, il cui testo, diviso
in 10 capitoli, descrive la pianta dal punto di vista
botanico, i sistemi di raccolta, di trasformazione e di
conservazione del prodotto. Il trattato si occupa delle
differenti varietà e degli strumenti necessari per la
preparazione dell'infuso. Parla dell'acqua, elemento
fondamentale per la preparazione dell'infuso:la migliore
è quella di montagna che bisogna comunque far bollire e
che deve essere portata ad una temperatura adeguata
prima di mettervi le foglie. Durante la dinastia
T'ang furono organizzate le prime piantagioni di
tè che fino ad allora era stato raccolto da piante
spontanee. Durante la dinastia Sung
(960-1280 d.C.) la coltura del tè subì alcuni
cambiamenti: la raccolta venne anticipata a Marzo e solo
nelle prime ore del mattino. Il prodotto cominciò ad
essere distinto in: germogli piccoli, medi, purpurei e
due foglie con germoglio. Durante la Dinastia Ming
(1368-1644 d.C.), i sistemi di coltivazione e
preparazione sono nelle loro linee essenziali attuali.
La diffusione del tè in tutto il mondo si verificò
all'epoca della dinastia Chiìng o Manciù
(1644-1911 d.C.). Il tè, oggi, oltre che nelle
Cooperative si produce anche nei "Giardini Sacri":
queste sono colture segrete, preparate per ottenere un
prodotto in quantità ridottissima ma di qualità
eccellente, destinato agli alti dignitari. |

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Attrezzi per la cerimonia
del
kung-Fu
(Il Drago della Montagna) |

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Attrezzi per la
cerimonia del
Kung-Fu
(nel giorno del fidanzamento) |

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Attrezzi per la cerimonia
dello
Yam-cha |

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Attrezzi per la cerimonia
del Wu-Wo |

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Particolare degli attrezzi
per la cerimonia del Kung-Fu |
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Accessori per il trasporto
del tè e pennelli per scrivere
poesie durante
le cerimonie
Tè pressati provenienti
dello Yunnan , Birmania e Cambogia.
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ESPOSIZIONE PERMANENTE DI 500 TEIERE DELLA CITTA' DI
YIXING
Poco più di cinquecento teiere in terra zisha,
diverse tra loro sia nel modello che nella dimensione,
provenienti dalla lontanissima Cina, sono esposte in
mostra presso il terzo piano del Museo. La mostra, che riveste carattere
internazionale, è stata aperta e inaugurata l'anno
scorso e potrà essere visitata tutti
i giorni, sia nelle ore mattutine che in quelle
pomeridiane, sotto la guida dei Maestri
dell'Associazione che di ogni teiera conoscono l’origine ed il
periodo storico di riferimento. Le teiere sono di
proprietà del Maestro-collezionista cinese Xu Zongmin
che le ha donate in prestito al Museo appunto perché li mettessero in mostra. L’esposizione è sezionata in 25 gruppi di
20 teiere per gruppo, ognuno dei quali rappresenta un
periodo storico ben determinato della Cina e della sua
dinastia imperiale. Tutte copie fedeli dalle originali,
alcune di esse recano il sigillo
dell’Imperatore del tempo e del ceramista che l’aveva
realizzata. Ogni teiera è esposta su un drappo di seta
di colore diverso ed è accompagnata da una numerazione
a cui corrisponde, in un apposito manuale, la
descrizione della singola storia. Un particolare curioso
ed interessante è costituito dal fatto che tutte le
teiere, essendo realizzate in terra
porpora zisha, non sono smaltate poiché, dicono
gli esperti, l’uso del piombo, presente negli smalti,
modificherebbe notevolmente il sapore dei tè pregiati.
Nonostante non siano smaltate però, le teiere in
questione conservano un colore speciale a seconda della
zona di provenienza, rigidamente cinese, della terra con
cui sono state realizzate. Così alcune teiere sembrano
di ghisa, altre di ferro, altre ancora di legno. Il taccuino delle firme ha già
registrato la presenza di personaggi importanti che
visitando la mostra sono rimasti particolarmente colpiti
dalla bellezza e dalla singolarità delle teiere
esposte.
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La popolarità del tè è
universale, ma in nessun altro posto al mondo esso ha
fornito un apporto così sostanziale alla cultura come in
Giappone. I Giapponesi acquisirono parte delle
consuetudini legate al tè dalla Cina, ed i primi a farne
un uso regolare furono i sacerdoti Buddisti. Si ha
notizia delle prime coltivazioni di tè in Giappone nel
periodo Kamakura che iniziò nel 1192 d.C.,
ma il vero e proprio culto del tè prese piede nel
periodo Ashigaka o Murokami (1338 -
1565 d.C.) e conobbe la sua massima diffusione nel
periodo Tokugawa (1600 - 1867 d.C.). Il
rito del tè in Giappone prevedeva una vera e propria
cerimonia per la quale furono scritte regole precise. Le
case del tè giapponesi conobbero il loro splendore
durante il XVII secolo: erano luoghi di piacere dove si
poteva fare musica e conversare di estetica o di
buddismo. La cerimonia del tè si celebra anche oggi e la
raccolta del tè nelle piantagioni industriali è ormai
quasi completamente meccanizzata. Il Gyokuro, è
il tè verde più pregiato, che viene raccolto una sola
volta l' anno, costituite dalle gemme o al più la prima
foglia. Dopo l' essiccazione può essere ridotto in
polvere per produrre il Matcha destinato alle
cerimonie del tè.
L' atto di preparare e bere il tè ha acquisito un
significato estetico ed ha raggiunto una evidente
connotazione artistica. Quando qualcuno è invitato ad
una riunione per bere il tè, deve arrivare in anticipo,
sedere in una piccola stanza e godere della compagnia
degli altri invitati, distaccandosi dagli eventi
quotidiani. La riunione è la manifestazione esteriore di
una sensibilità interiore che viene acquisita attraverso
lo studio e la disciplina del Chado "il percorso
del tè". Attualmente, le comodità ed i meccanismi
moderni hanno alleggerito l' uomo dal lavoro più
pesante, il tempo e la fatica richiesti per preparare
una tazza di tè sembrano superflui. Ma una tazza di tè,
preparata secondo i principi del Chado, è un
rituale sviluppato per soddisfare i bisogni dell' uomo,
per la tranquillità interiore. E' un rito semplice ed
essenziale che si può sintetizzare nella seguente frase:
"La pace in una tazza di tè" ( Peacefulness through
one bowl
of tea ). |

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Collezione
di
tazze Raku e illustrazioni di tecniche di
comportamento per le cerimonie. |

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Attrezzi
per servire
il Kaiseki |

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Particolare dei contenitori per il Chabana |
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Furo Gama
del 1810
(bollitore
in ghisa per il tè) |
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La stanza
del vuoto
"cha-shitzu" |
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La coltivazione del tè in
India iniziò durante il periodo del colonialismo
inglese. Le prime prove di coltivazione risalgono al
1780, quando il colonnello Kyd dell' esercito inglese
trapiantò a Calcutta alcuni arbusti di tè provenienti da
Canton. I risultati furono eccellenti tanto che Sir
Joseph Banks, uno dei compagni di Cook nel viaggio
intorno al mondo, raccomandò alla Compagnia delle Indie
di condurre in proprio la coltivazione, consiglio che
non fu accolto poichè la compagnia guadagnava già
ingenti cifre con il tè cinese. Il tè prodotto in India
deve essere distinto a seconda delle regioni di
provenienza: nel 1823 furono trovate delle piante di tè
allo stato selvatico sulle pendici del Manipur in
Birmania e nella zona dell' Assam superiore. Gli arbusti
furono identificati come Thea Assamica, ma in un primo
momento non vennero presi in considerazione per la
coltivazione perchè valutati come una varietà degenerata
del Thea Sinensis. In un periodo seguente fu praticata
la coltura dell' Assamica e vennero fatte ibridazioni
con la Sinensis. Il tè Tchai, viene preparato con molta
cura ed in grande quantità, pronto in grandi recipienti
metallici simili a samovar. In genere viene servito
nero, molto forte con abbondante zucchero e latte. E'
molto apprezzato anche il tè speziato con chiodi di
garofano, un pezzetto di cannella o un po' di cardamomo. |

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Attrezi
per servire il Chay.
Si possono osservare i samovar a carbone di inizio '900,
le sete e i vestiti per i servitori di tè, il mestolo per
servire il tè alle caste inferiori e la tazza dei monaci
induisti.
Il porta burro di yak e il porta spezie per il "chay
nepalese" |
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Uno dei
tanti quadri della collezione raffiguranti le
raccoglitrici di tè |
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La corte russa conobbe il tè
nel 1638, quando Vassilij Starkov, capo di una
delegazione presso un Khan mongolo, ne portò in patria
diverse casse, dono del dignitario asiatico allo Zar
Michele III (1596-1645 d.C.).
Quando Pietro il Grande trasferì nel 1712 la Capitale
dell'impero russo a San Pietroburgo, la bevanda fece la
sua comparsa nei ritrovi riservati agli aristocratici, e
le sale da tè della città divennero presto famose per la
loro eleganza. All'inizio del XIX secolo, il consumo di
tè si estese poi al resto della popolazione e contribuì
a diffondere l'uso del "samovar", inventato nella metà
del secolo XVIII. Il vocabolo è composto da "Samo" (esso
stesso) e da "varit" (bollire), quindi significa, grosso
modo, autobollitore. Ne esistono diversi tipi, da quello
più semplice al più elaborato, costituito da un
recipiente metallico destinato a contenere acqua: al suo
interno corre una serpentina cui viene trasmesso il
calore prodotto dal fuoco di un bracere sottostante che
fa corpo unico con il bollitore. Nella parte superiore
trova invece alloggio una teiera, in russo denominata "Ciaqnic",
contenente tè nero caldo molto concentrato da versare in
tazza e poi diluire a piacere con l'acqua spillata dal
rubinetto del samovar. |

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Esposizione di samovar
a carbone ed elettrici, di
diverse epoche ed alcune delle varietà di tè provenienti
dalla Georgia |
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In Africa, soprattutto al
nord, il tè si beve a qualunque ora del giorno, ma il
momento preferito è a fine pasto, con un cerimoniale
tanto più formale quanto maggiore è il ceto sociale di
chi lo organizza. In casa di una famiglia benestante,
per esempio, al termine del pranzo o della cena
l'ambiente viene profumato bruciando in un braciere
legno di sandalo, mentre sono distribuite ai commensali
delle coppette contenenti acqua tiepida profumata con
petali di rosa per lavarsi le dita. Vengono poi serviti
piccoli dolci di mandorle ricoperte da un velo di
zucchero. Solitamente non si usa versare la bevanda
nelle tazze ma in bicchieri, in genere offerti su un
vassoio di rame o di altro metallo finemente cesellato,
che sono molto più grandi di quelli utilizzati negli
altri paesi mediorientali e decorati con frasi tratte
dal Corano o con motivi analoghi a quelli dipinti nelle
moschee. La preferenza data al vetro si spiega con il
fatto che questo materiale, disperdendo il calore più
rapidamente della terra cotta, consente di bere l'infuso
ad una temperatura gradevole senza dover attendere a
lungo. Il padrone di casa versa quindi il tè agli ospiti
tenendo la teiera ben sollevata rispetto ai bicchieri in
modo che si formi una schiuma alla superficie
dell'infuso. |

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Attrezzi
per la cerimonia nel deserto |
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Si può
notare il samovar marocchino, tavolo e bicchieri
tunisini, narghillem per le sale da tè. |
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Al centro
si possono notare due diffusori di acqua alle rose per
lavarsi le mani prima di entrare nella moschea o nelle
sale da tè. |
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Se siete curiosi potete venire a vedere gli
attrezzi per le cerimonie dei Berberi, dei Beduini,
degli Etiopi, Centroafricani, Iraniani, Inglesi (morning
or high tea), Francesi, Singalesi, Birmani ecc.
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servizio Birmano per il tè
che si mangia
"n ppeth" |
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